

140. La primavera di Praga: socialismo e democrazia.

Da: K. Kosk, La nostra crisi attuale, Editori Riuniti, Roma,
1968.

In Cecoslovacchia, a partire dal gennaio del 1968, quando divenne
primo segretario del partito comunista l'innovatore Aleksandr
Dubcek, venne avviato un programma di democratizzazione del
sistema economico, politico e culturale: fu ripristinata la
libert di espressione e di stampa; si decret la riabilitazione
delle vittime dello stalinismo; si progett una profonda revisione
sia della politica economica, da attuarsi attraverso l'abbandono
del centralismo e della priorit all'industria pesante, sia
dell'intero sistema politico, che si riteneva non dovesse pi
fondarsi sull'unicit e sull'autoritarismo del partito comunista,
ma sul pluralismo e su una effettiva democrazia rappresentativa.
Il senso e le aspettative di questa che fu detta primavera di
Praga sono chiarite nel seguente passo dell'intellettuale
praghese Karel Kosk, dal quale risulta evidente che la
socializzazione dei mezzi di produzione e il dominio della classe
operaia non venivano rinnegati, ma considerati una prima e
irrinunciabile tappa della rivoluzione, alla quale per doveva
seguirne un'altra, che eliminasse le deformazioni del passato,
promuovendo il passaggio dalla dittatura democratica alla
democrazia socialista, e favorisse il dispiegarsi del
socialismo in armonia con il suo intrinseco senso umanistico e
liberatorio.


Un processo critico.
Gli avvenimenti cecoslovacchi possono indurre in un certo
equivoco, se non ci sono chiari il senso e il contenuto delle
definizioni che agli avvenimenti vengono dati. In Cecoslovacchia
il processo attuale viene definito democratizzazione, eliminazione
delle ingiustizie e deformazioni, riabilitazioni, eccetera Da
questa terminologia potrebbe derivare l'impressione che si tratti
di avvenimenti bloccati sul passato il cui compito  di rimediare,
migliorare, aggiustare il passato e in secondo luogo che la
democratizzazione e la democrazia giungano al socialismo come
qualcosa di esterno e supplementare che gli viene innestato come
corpo estraneo. Vorrei dunque far rilevare che negli avvenimenti
cecoslovacchi si tratta di una complicata sintesi di ritorno verso
il passato e insieme di creazione di qualcosa di nuovo e futuro, e
ci quando diventa sempre pi chiaro che di gran lunga non tutto
quanto  avvenuto in questo paese dal 1945 a oggi  stato una
tappa necessaria e inevitabile sulla strada del socialismo, che
certe tappe di questo svolgimento sono state strade sbagliate e
molte azioni errori storici dimostrabili, cosicch la
Cecoslovacchia odierna distingue nel suo passato immediato e si
riallaccia a quei momenti che sono incontestabilmente
rivoluzionari e socialisti, mentre rifiuta apertamente tutto ci
che  stato errore e deformazione.

Socialismo e democrazia.
E' evidente che la socializzazione dei mezzi di produzione e il
dominio della classe operaia costituiscono conquiste
rivoluzionarie alle quali la Cecoslovacchia socialista non
rinuncia e che sono e restano i presupposti dell'odierno processo
rivoluzionario. O meglio: si dimostrano la prima e irrinunciabile
tappa della rivoluzione, alla quale segue una tappa ulteriore, che
 quella vissuta in questi giorni dalla Cecoslovacchia, e il cui
senso non sta soltanto nella eliminazione delle deformazioni del
passato e nella sostituzione della dittatura burocratica con una
democrazia socialista, ma anche in un dispiegarsi del socialismo
in armonia con il suo intrinseco senso umanistico e liberatorio.
Gli attuali avvenimenti in Cecoslovacchia - ammesso che
l'esperimento riesca - dovrebbero dimostrare che il socialismo e
la democrazia sono intimamente uniti. Ci che viene definito
democratizzazione, e che nella sequenza storica viene realizzato
solo in questa tappa, appartiene all'essenza intima del
socialismo, e non solo perch questo si riallaccia a tutto ci che
di valido e di progressivo le epoche precedenti hanno portato con
s, e quindi anche l'epoca della democrazia, ma anche perch nel
socialismo la classe operaia pu avere una funzione politica e
dirigente solo quando esistono libert di parola, libert di
stampa, libert di riunione e di associazione. Proprio la
esperienza cecoslovacca ha mostrato che senza queste libert gli
operai diventano una massa manipolabile, mentre la loro funzione
politica viene assunta e usurpata dalla burocrazia.

L'alleanza rivoluzionaria.
Tra i caratteri fondamentali dell'odierna rinascita in
Cecoslovacchia possiamo considerare il fatto che questo processo
si realizza nell'alleanza rivoluzionaria degli operai e degli
intellettuali, dove ogni ceto porta i suoi particolari tratti
essenziali per giungere poi ad una influenza reciproca e
scambievole. Questa alleanza si fonda sulla coscienza che gli
intellettuali rivoluzionari e socialisti possono certo dar avvio
agli avvenimenti, ma da soli - senza il sostegno e l'alleanza del
popolo, in particolare della classe operaia - non sono in grado di
trasformare questi avvenimenti in un fatto di tutta la societ,
che cambi la struttura complessiva. Questa alleanza si fonda
inoltre sulla coscienza che la classe operaia ha un interesse
vitale alla libert e verit dell'informazione e della
espressione, alla distruzione delle mistificazioni, e della falsa
coscienza. Si deve dire apertamente che questa alleanza tra operai
e intellettuali  stata creata con difficolt, in un dialogo che
ha superato sfiducia e pregiudizi reciproci, nella critica
reciproca, ma anche nella conoscenza reciproca e personale durante
le assemblee comuni di intellettuali e operai tenutesi sia nelle
fabbriche sia nelle redazioni e nelle universit. Una delle pi
caratteristiche e originali manifestazioni di questa alleanza sono
le commissioni operaie per la difesa della libert di stampa e
d'informazione sorte spontaneamente nelle fabbriche e sui luoghi
di lavoro, e i cui membri dichiarano di essere pronti a prendere
posizione pubblica, se chiunque dovesse tentare di conculcare la
libert di informazione.

Il popolo sovrano.
Il risultato dell'attuale processo di rinascita in Cecoslovacchia
dovr essere la istituzione, ancorata alle leggi e alla
Costituzione, della democrazia socialista come ordinamento
politico che si fonda sulla socializzazione dei mezzi di
produzione e nel quale il popolo sovrano, unica fonte del potere,
amministra la cosa pubblica in modo che i lavoratori siano non
soltanto proprietari collettivi, ma anche amministratori e
compartecipi delle aziende, e che ogni cittadino sia
giuridicamente ed effettivamente un soggetto inalienabile di vita
politica, di diritti e doveri politici. Il fondamento della
democrazia socialista non sono le masse anonime manipolate e
guidate da un incontrollabile gruppo dominante (la burocrazia
politica), ma i cittadini socialisti liberi e uguali in qualit di
soggetti della vita politica. Durante gli avvenimenti attuali
vanno nascendo quelle cellule germinali che possono essere
considerate come fondamenti organici e colonne portanti della
democrazia socialista.
